Beatrice Carra: tra musica, teatro, bicicletta, sfrenato amore per i dolci e diabete

“A settembre sono 10 anni” mi dice.
10 anni dall’esordio, 10 anni dall’arrivo del diabete. Un compleanno che nessuno, in realtà, vorrebbe festeggiare.
Ma lei è un vulcano, e questa è una ricorrenza come tante altre. Anzi, in fondo può diventare un’occasione per darsi una pacca sulla spalla e riconoscere che: “sì… Sono stata proprio brava”.

Una delle ultime volte che l’ho vista su un palco, recitava la fata Turchina di Pinocchio. Bellissima, in azzurro, bionda come tutte le fate.
Era un Pinocchio “lynchano”, poco confortante e confortevole, ma decisamente affascinante, perché traslato in una dimensione più onirica, eppure, allo stesso tempo concreta.
Pinocchio non vuole che accadano certe cose e mente, si divincola, fugge dalla realtà.
Ma dalla realtà non si fugge. Come si fa?

Lo sa Beatrice, che un’estate di 10 anni fa mangiava dolci senza tregua e non ingrassava mai, anzi perdeva peso, beveva senza sosta ed era sempre così affaticata.
“Senti un po’, perché non fai qualche esame… Così per sicurezza” le dice un’amica medico.
E lei, con noncuranza, si fa misurare la glicemia.
400 a stomaco vuoto.
“Allora Bea, ti devi sedere, ne dobbiamo un attimo parlare” le dicono in ospedale.
“Con l’esordio del diabete, si apre un’altra vita. Ormai, mi sembra che sia stata sempre questa, in realtà. I primi anni li ho vissuti come una sfida. Riuscire a mantenere la vita di sempre aveva per me qualcosa di eroico”.
E infatti Bea non ha rinunciato a nulla. Né alla sua passione per il teatro, né a quella per la musica, perché Bea è anche una cantante.
“Prima di salire sul palco, hai mai avuto paura di andare in ipoglicemia?” le chiedo.
“In realtà il pre-spettacolo è una scarica di adrenalina. Si alza la glicemia. È impossibile andare in ipo… Diciamo che quel momento è un po’ una zona franca.”
Mi racconta di una vita di “bagordi”, la vita pre-diabete: lei, appassionatissima di dolci, amante di aperitivi, cene e di tutti quei momenti goliardici che tanto bene vengono suggellati dal cibo; e soprattutto mi racconta dell’assoluta mancanza di sport tra le sue abitudini.
“Io ero una che prendeva la macchina anche per fare 20 metri. Ora l’ho sostituita con la bicicletta.”
L’estate scorsa ad esempio, Beatrice ha pedalato per 10 giorni costeggiando il Danubio da Passau, piccolo paesino in Austria, fino a Vienna, portandosi lo stretto necessario, riassunto in due borse.
Inoltre c’è la passione per la danza e per il trekking, su e giù per la Cisa.

“La chiave è stata l’accettazione del diabete, fin da subito. Non ho lottato contro quello che stava accadendo, ho cercato di comprendere e di accogliere.”
Forse la stessa cosa che direbbe la fata Turchina a Pinocchio.
Forse la stessa cosa che direbbe la nostra parte coraggiosa alla nostra parte spaventata.
Perché tutti abbiamo in dote queste due parti – è certo – che si contendono la vittoria sulle nostre azioni, sugli stati d’animo, sul modo in cui ci sentiamo, sul nostro fare o non fare.
In tutti convivono queste due parti, ma se vince la prima, sarà uno spettacolo magnifico.

Patrizia Dall’Argine