Chi ci taglia la patente?

UN DECRETO ALLARMA LE ASSOCIAZIONI
Chi ci taglia la patente?

Recepite le norme europee, più restrittive di quelle italiane, che impongono l’obbligo di segnalare alla Motorizzazione le ipoglicemie gravi e pongono limiti alla durata di validità. In attesa delle linee guida, fioccano proteste e ricorsi

Un recente decreto ha creato scompiglio tra le associazioni dei diabetici, perché ha riaperto, a sorpresa, un problema che pareva sostanzialmente risolto, quello della patente di guida. Si tratta del Decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 30 novembre 2010, che recepisce la direttiva Ue 2009/112/CE: è entrato in vigore l’11 gennaio 2011, ma, nel momento in cui scriviamo, non è ancora operativo, in attesa dell’approvazione delle linee guida applicative del ministero della Salute, ora al vaglio del Consiglio superiore di sanità.

Il governo italiano ha dovuto vararlo per accogliere una norma europea, più restrittiva rispetto alla nostra, che rischia di mettere a repentaglio i risultati acquisiti, suscitando proteste e persino azioni legali da parte di tutte le associazioni (Agd Italia, Aid, Aniad, Diabete Forum, Fand, Fdg, Jdf Italia).

Tra i punti controversi, vi sono l’obbligo di segnalazione alla Motorizzazione civile dei casi di ipoglicemie gravi e ricorrenti e delle eventuali modifiche di terapia ipoglicemizzante e la previsione di una ridotta durata del permesso di guida (cinque anni, invece dei normali dieci, per le patenti A, B, BE e tre per le altre).

Commenta Patrizia Oldrati, presidente di Sostegno70, una delle associazioni che, sotto l’egida del consorzio Diabete Forum, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il decreto: “In Italia il problema non era proprio del tutto superato, perché molto dipendeva da come la normativa era applicata localmente dalle varie commissioni, però diciamo che in Italia una persona in buon controllo glicometabolico, in assenza di complicanze, era considerata al pari di una persona sana e il riconoscimento della patente per dieci anni era garantito, come per tutti. Era il diabetologo che lo certificava. Questa nuova legge invece ci penalizza ingiustamente”.

Il presidente della Fdg Antonio Cabras punta il dito sul testo, là dove dice che “in caso di crisi di ipoglicemia grave nelle ore di veglia, anche al di fuori delle ore di guida, ricorre l’obbligo di segnalazione all’Ufficio Motorizzazione civile, per l’adozione dei relativi provvedimenti”, obbligo imposto anche “in caso di modifiche della terapia farmacologica durante il periodo di validità della patente di guida, con aggiunta di farmaci che possono indurre ipoglicemia grave”. Secondo Cabras, l’obbligo di segnalazione alla Motorizzazione, se a cura del diabetologo (cosa che il testo di legge però non specifica e che andrebbe chiarita),”contravviene a quanto previsto dalla legge sulla privacy e mina il rapporto medico-paziente, inducendo quest’ultimo a non comunicare gli eventi, con serie conseguenze sui livelli assistenziali”. Prosegue Cabras: “Non si è tenuto conto che i diabetici nel nostro Paese hanno una buona assistenza e che il buon livello di educazione terapeutica consente di raggiungere ottimali livelli glicemici, riducendo al minimo le crisi ipoglicemiche”.

Del resto, dati ufficiali Aci-Istat 2007-2008 dicono che gli incidenti stradali causati da stati patologici (tutti, non soltanto il diabete) sono solo lo 0,03% del totale.

Altri giudizi molto critici si possono rintracciare sul sito www.diabeteitalia.it/i-tuoi-diritti/patente/default.aspx. Tra questi, quello di Roberto Cocci, già presidente di Diabete Forum: “La legislazione precedente incaricava il diabetologo di dare un giudizio globale sul paziente sia sullo stato delle sue complicanze sia sulla sua capacità di tenere sotto controllo il diabete. Nella nuova legge invece il discrimine è la presenza di ipoglicemie gravi. A parte che non è chiaro cosa si intenda per ipo gravi, né tantomeno per ricorrenti, va ricordato che le ipoglicemie non sono la conseguenza del diabete, ma del desiderio della persona di trattare il suo diabete mantenendo la glicemia il più vicino possibile ai livelli di norma. Esiste il rischio che per evitare di perdere la patente un domani una persona preferisca autoridurre le dosi e la frequenza dei farmaci e rimanere in uno stato di tendenziale iperglicemia”.

I diabetologi hanno sempre difeso il diritto dei pazienti a ottenere la patente come chiunque altro, a condizione che sia attestato il buon compenso generale. Sul decreto vi è una relazione tecnico-scientifica della Amd (vedi www.aemmedi.it), in cui si legge infatti che “molti studi non hanno rilevato un reale incremento del rischio relativo di incidenti stradali nei soggetti diabetici, anche insulinotrattati; alcuni, addirittura, hanno rilevato una riduzione del rischio in questa popolazione, che si ipotizza essere legata a una maggiore prudenza da parte delle persone con diabete proprio per l’accresciuta consapevolezza del problema”.

Amd condivide “la preoccupazione di limitare il rischio d’incidenti nella popolazione attraverso un più scrupoloso controllo delle condizioni sanitarie degli individui che vogliano ottenere o rinnovare la patente di guida. Tuttavia, una rigida applicazione di normative a individui estremamente eterogenei quali quelli con diabete, senza tenere in considerazione il tipo di diabete (di tipo 1 o di tipo 2), unitamente alla mancanza di evidenze conclusive che dimostrino un significativo aumento del rischio d’incidenti nei soggetti con diabete di tipo 2 insulinotrattati (e ancor più per quelli in monoterapia con ipoglicemizzanti orali), pare a molti un’imposizione eccessivamente restrittiva, discriminatoria e non basata su dati di fatto. Porre l’accento sulle restrizioni alla guida (con le conseguenti ripercussioni in termini lavorativi e di qualità della vita) per una popolazione d’individui in rapida e continua espansione, quale quella dei soggetti con diabete di tipo 2, conseguirebbe l’effetto di ridurre l’importanza dell’approccio educazionale, cardine dell’assistenza diabetologica. Ulteriori restrizioni nella concessione e nel rinnovo delle licenze di guida, quali la riduzione della durata della validità della patente e l’obbligo di segnalazione in caso di inserimento in terapia di farmaci in grado di provocare ipoglicemie non paiono pertanto giustificate sulla base delle attuali evidenze cliniche”.

Sul sito http://www.aemmedi.it/pdf/AMD_SID_patenti.pdf si può leggere inoltre l’interessante commento di due diabetologhe, Rossella Iannarelli e Annunziata Lapolla, a nome dei consigli direttivi dell’Amd e della Sid (Società italiana di diabetologia), delegate al tavolo tecnico interministeriale per il recepimento della normativa Ue. Il loro intervento (vedi anche http://www.diabeteitalia.it/i-tuoi-diritti/patente/10-domande-sulla-patente/default.aspx) contribuisce a chiarire alcuni passaggi critici.

Secondo Iannarelli e Lapolla, la nuova normativa si distanzia sì dalle nostre disposizioni del 2006, “ma solo in misura limitata. Il fatto è che, come abbiamo visto in passato, l’applicazione della norma avviene spesso in senso restrittivo”. Ed è soprattutto sull’attuazione concreta che sia le associazioni dei pazienti sia i diabetologi dovrebbero vigilare, affinché non vi siano abusi.

“Per quanto riguarda la durata della validità della patente -precisano- questa si abbassa a non più di 5 anni, anche per gli infra50enni, per le patenti A, B, BE e a non più di 3 anni per le patenti C, D, DE, ma solo per i pazienti in terapia con insulina o con farmaci insulino-stimolanti (che possono indurre ipoglicemie gravi), mentre per i pazienti in terapia solo dietetica e/o con farmaci che generalmente non inducono ipoglicemie gravi il limite massimo di durata può essere fissato secondo i normali limiti di legge previsti in relazione all’età” e “quindi anche per 10 anni. Ricordiamoci: il diabete in sé non è un rischio sulla strada”. Secondo le responsabili di Amd e Sid, l’orientamento del ministero della Salute, non espresso nel decreto, ma presente nelle linee guida in fase di studio, è di porre la segnalazione delle ipoglicemie o delle modifiche di terapia ipoglicemizzante, a carico non del diabetologo, ma del “candidato/conducente con diabete”, previo colloquio con il medico.

Merita infine di essere segnalata la relazione tecnica del diabetologo di Napoli Gerardo Corigliano (anche presidente dell’Aniad, Associazione nazionale italiana atleti diabetici) che è servita da base per il ricorso di Diabete Forum (cfr. sito di Diabete Italia). Corigliano entra nel merito di che cosa si intenda per ipoglicemie gravi e ricorrenti. La relazione osserva che la Direttiva europea “parla di “ipoglicemia grave” e precisa “condizione in cui è necessaria l’assistenza di un’altra persona”, lasciando intendere che va considerata ipoglicemia grave anche quella forma in cui una qualunque altra persona (familiare, amico, compagno di lavoro) possa assistere la persona in crisi somministrando zuccheri. In realtà, come si evince dagli standard di cura italiani che richiamano la letteratura internazionale, per ipoglicemia grave deve intendersi quella in cui vi sia uno stato di coscienza alterato e in cui l’intervento di personale sanitario, non potendo l’individuo assumere glucosio per bocca, provveda a “un trattamento per via sistemica” (glucosio endovena e/o glucagone)”. Secondo tali standard, dunque, le ipoglicemie “gravi” sarebbero soltanto “quei casi ormai assai rari di ricorso in pronto soccorso ospedaliero o intervento di guardia medica domiciliare”.

Inoltre, continua Corigliano, “restringere il concetto di “ipoglicemia ricorrente” a due soli episodi/anno sembra estremamente penalizzante per la persona con diabete che voglia curarsi con impegno, cercando di essere molto vicino ai target raccomandati. Va sicuramente rivisto il concetto di ”ipoglicemia ricorrente”, pena il rischio di una demotivazione del paziente rispetto all’obiettivo di raggiungere e mantenere un buon compenso metabolico”.

E ancora: “la restrizione del rilascio/rinnovo in caso di trattamento farmacologico è oggettivamente restrittiva e generica”, poiché “non si può mettere sullo stesso piano, in riferimento al rischio ipoglicemico, un trattamento insulinico intensivo e un trattamento orale specie con farmaci a breve emivita…La limitazione generalizzata a un rilascio/rinnovo a 5 anni al massimo non è giusta in quanto non tiene conto dell’età e della durata di malattia”.

Conclude il diabetologo, ricordando i citati dati Aci-Istat, “le persone con diabete, proprio per le raccomandazioni educazionali che ricevono, il costante autocontrollo glicemico, la consapevolezza di essere portatori di una malattia cronica certamente insidiosa e l’obbligo stesso di una certificazione medica necessaria per il rilascio/rinnovo, sono particolarmente attente e responsabili alla guida dell’auto”.

Le linee guida ministeriali risolveranno tutte queste questioni? Staremo a vedere.