“Settembre”, il documentario del Centro Studi della Fondazione Meyer firmato Duccio Chiarini, dove si racconta di adolescenza e diabete.

È settembre.
Cos’è settembre?
Cos’era quando eravamo più giovani?
Un limen, una soglia, un mese di transizione. La fine dell’estate, l’inizio della scuola. Si torna cresciuti. Si cresce sempre in estate; è un gran mistero ma è così.
Settembre…di nuovo tutto da fare, da creare. Settembre con lo zaino in spalla e Montale e Dante e fisica e matematica e chimica che tanto non la capirò mai.
Settembre agrodolce, con la salsedine ancora tra i capelli e le pedalate veloci su e giù per le discese e quel mondo estivo così sospeso, quasi irreale, eppure così fisico, tangibile.
Settembre e l’adolescenza appesa, sfrontata, inguaribile, aspra.
“Settembre” è il documentario della fondazione Meyer, firmato Duccio Chiarini (il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=xWUrTO4XRbo&t=4s). Tre giovani protagonisti si raccontano. Clara, Tommaso, Sofia hanno in comune un’adolescenza che spinge da tutte le parti e un diabete da gestire.
Il loro Settembre, la loro transizione che li accompagna verso l’età adulta e in cui si guardano dentro.
Cosa significa avere il diabete? Come non restarne sopraffatti? In che modo affrontare la massa di emozioni che bussa alla porta ogni giorno?
Vivendo.
Scoprendosi.
Accettando la diversità come momento di inevitabile, sacrosanta crescita.

“Il diabete”, mi dice la dottoressa Sonia Toni a capo della Diabetologia del Meyer, “è un grande riflettore puntato addosso, che un adolescente vorrebbe evitare…E questo purtroppo può accadere anche attraverso l’omissione volontaria della terapia e dei controlli. Sentirsi diversi in un gruppo di pari, specie a quella età, è una questione molto delicata”
Duccio Chiarini è entrato in punta di piedi, ascoltando le storie, lasciandosi arricchire dalla conoscenza di questi giovani. Dalla conoscenza a 360°, che è fatta anche di fragilità.
Dalla conoscenza che porta alla coscienza delle cose.
“Io avevo realizzato di avere il diabete, non avevo realizzato che cosa comportasse” dice Clara, una delle giovani protagoniste del documentario, mentre racconta di aver dovuto rinunciare alla carriera da carabiniere.
Dalla conoscenza alla coscienza il passo è tutt’altro che breve. C’è un mare dentro.
A volte quieto, spesso in burrasca. Fino ad approdare a un barlume di identità.
C’è il diabete. E c’è anche una vita emotiva.
“Siamo lì, ci fissiamo…io non piaccio a lei, lei non piace a me. Però le emozioni ci sono…ne parlo un po’ come un argomento tabù” dice Tommaso, altro protagonista di Settembre.
Adolescenti che si reinventano, che cercano di guardare al futuro, stando saldi nel presente.
“C’è un momento nel documentario nel quale vediamo che uno dei protagonisti si inietta l’insulina nel silenzio assoluto della stanza” mi dice la Dottoressa Toni “ed è proprio così. Solo chi ha il diabete sa cosa significhi”.
E continua: “L’esordio di una malattia cronica è un momento di inevitabile rottura. Ci sono un prima e un dopo e il prima non tornerà più”.
Non si torna indietro, la conoscenza e la coscienza di prima vanno sostituiti e riempiti di nuovo valore, di nuovo significato, di nuova verità.
Ma questo accade di continuo. Con o senza diabete.
A settembre seguirà ottobre e poi l’inverno e poi di nuovo l’estate e poi una nuova soglia da attraversare.
Non si nasconde la verità.
E nel documentario questo concetto è espresso bene, con cura, empatia e spessore.

Dedicato a tutti, ma soprattutto ai bambini con diabete che si affacciano all’adolescenza. Per restituire uno spaccato di vita vissuta, per dichiarare che si può fare, che andrà tutto bene. Che sapranno affrontare la vita dietro l’angolo che già si intravede, ma di cui si sa poco o niente.
Il centro Meyer è un’eccellenza che si spende da anni per questo, con campi scuola e attività che puntano all’ascolto attento e partecipe dei ragazzi.
Ragazzi giovani, che da molto piccoli affrontano questioni da grandi, con una forza e una determinazione da lasciare senza fiato.

Patrizia Dall’Argine