For a piece of cake – da Cesena a Singapore in bicicletta col diabete: la storia di Riccardo e Chiara

Con una mostra fotografica For a piece of cake – da Cesena a Singapore in bicicletta con il diabete di tipo 1 si conclude la straordinaria esperienza che ha visto pedalare per un anno due sognatori, attraversando 21 Paesi. Ne parliamo con uno dei protagonisti: Riccardo Rocchi

L’ultima volta che li ho sentiti, di km ne avevano percorsi 2500.
Una delle cose che più mi aveva colpito era la loro capacità – rara, meravigliosa capacità – di stare nel tempo presente. Starci, senza proiettarsi altrove. Domani saremo… tra un mese saremo… tra un anno saremo… No. Oggi siamo qui. È stupendo essere qui. Domani si vedrà.

E questa maniera saggia, di concepire imprese straordinarie, credo sia stata una delle forze di questa coppia.
Chiara Ricciardi e Riccardo Rocchi, due viaggiatori, due visionari, due combattenti. Lei ingegnere, lui fotografo.
E sono proprio le fotografie scattare da Riccardo a condurre nella narrazione indelebile di questa incredibile avventura. Una mostra che è stata inaugurata il 2 settembre a Cesena e che ha visto un ingente flusso di persone rapite dall’indubbio carisma dei due protagonisti. Dal fatto che Chiara, tra l’altro, ha il diabete di tipo 1, da quando ha 11 anni, e che se l’è portato in giro con lei, senza dubitare nemmeno per un attimo.
Insomma l’avventura ha chiamato, loro hanno risposto.

La bicicletta è un mezzo sincero. La terra ha le sue regole. I copertoni e i pedali hanno le loro. Un incontro, il cui collante è la fatica, il cui prezzo è il sudore.
E poi c’è il mondo, i 21 Paesi attraversati, i cambi di programma, dovuti alle situazioni politiche contingenti.
“Per non attraversare la Turchia, abbiamo avuto modo di conoscere Ucraina, Bulgaria, Romania, Moldavia e Armenia, e abbiamo scoperto luoghi di cui non sapevamo nulla e che ci hanno spiazzato in termini di bellezza”, racconta Riccardo. “Col tempo, abbiamo imparato come le situazioni turistiche ci stessero sempre più strette, svuotandosi di significato. Per noi ha assunto sempre maggior valore scoprire luoghi sconosciuti, la cui bellezza fosse patrimonio di pochi. Quello era il vero piacere del viaggio”
E poi mi racconta della grande accoglienza di Iran e in Kurdistan, dei quali trattengono un ricordo particolarmente positivo.
Cosa possono aver provato questi due ragazzi, in un anno di posti e luoghi e gente?
Cosa avranno imparato?
“Perché alla fine”, conferma Riccardo “non riesco a ragionare in termini di vittoria, quanto di esperienza”. La partenza e l’arrivo sono due momenti, due dei tanti vissuti in 385 giorni di pedalate. Non hanno un valore superiore e nemmeno inferiore. Hanno valore. Punto”.

Alcune cose, è certo, si devono misurare, come la glicemia di Chiara, ma altre, è altrettanto certo, no.
Come non si può misurare quell’inquietudine che assoggetta gran parte dei viaggiatori.
Quella propensione verso l’ignoto.
Quel desiderio di conoscere, di masticare il reale, di inghiottirlo e poi di farlo nostro.
Quel senso di infinito che si scontra col finito del quotidiano.
“For a piece of cake” è stata un contenitore zeppo di contenuto dal quale tutti noi, da casa, abbiamo attinto.
Una storia di limiti che vengono superati, ma anche di limiti con i quali si fa la pace.
Una storia di multiculturalità, di apertura, di libertà, di conoscenza.
E in ultimo – ma non in ultimo – una storia d’amore tra due essere umani, due persone, che hanno avuto la grande fortuna di incontrarsi e il grande merito di onorare questo incontro, scegliendo di essere straordinari.

Patrizia Dall’Argine