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Alla metà degli anni Ottanta nasce il primo esemplare

Vent’anni di penne

Oggi questo strumento per l’erogazione di insulina, che l’evoluzione tecnologica ha reso sempre più pratico e comodo, è diventato di largo uso e permette di assicurare il rigoroso rispetto della terapia anche quando si è fuori casa o in viaggio

Sono passati quasi vent’anni da quando, a metà degli anni Ottanta, ha fatto la sua prima apparizione la penna per insulina, un prezioso strumento terapeutico che oggi è usato con soddisfazione da tanti diabetici. Nel corso del tempo, l’evoluzione tecnologica ha reso questo genere di presidio, così simile a una stilografica da taschino, sempre più comodo, preciso e facile da usare, facendone una risposta ideale al problema di chi voglia avere sempre a disposizione la propria dose di insulina anche fuori casa.
Alla comodità d’utilizzo le penne hanno via via aggiunto il pregio di una sempre minore “dolorabilità”: la somministrazione di insulina tramite penna è diventata infatti sempre più confortevole, grazie alla disponibilità di aghi sempre più sottili, ma non per questo meno efficaci e precisi. In altre parole, l’iniezione non fa male, ma non per questo è compromessa l’accuratezza del dosaggio.
Oggi il paziente, sempre sotto la guida del medico, può scegliere fra aghi di diametro e lunghezza differenti, adatti alle diverse esigenze. Il diametro degli aghi si misura in gauge (G) e ve ne sono da 29, 30 o 31 G: maggiore è il numero di G, minore è il diametro e, conseguentemente, meno doloroso l’atto dell’iniezione. Chi tema o soffra, anche psicologicamente, l’effetto della penetrazione dell’ago nella pelle dovrebbe trovarsi più a suo agio con un ago da 31 G. In linea di massima, si considerano preferibili gli aghi che, a parità di diametro esterno, presentano il lume interno più ampio.
Naturalmente, quando si parla di maggiore o minore dolorosità degli aghi, ci si riferisce qui sempre ad aghi nuovi, mai usati prima e da non usare mai una seconda volta. Un uso ulteriore, oltre a non garantire più le basilari condizioni di sterilità, comporta certamente anche un maggior dolore nella penetrazione, perché la sensibile punta di questi sottili aghi si sarà già deteriorata dopo il primo impiego e si sarà disperso il film lubrificante che la ricopre.
Se non bisogna mai dimenticare che gli aghi da insulina sono sempre “usa e getta”, è bene sapere che non è così per le penne: ve ne sono di tipo monouso e ve ne sono di riutilizzabili e ricaricabili. Le più moderne sono dotate di display digitale che fornisce informazioni per il miglior utilizzo dello strumento. Oggi si possono trovare in commercio penne che permettono di memorizzare e controllare il dosaggio da assumere e anche di correggere la dose quando occorra.
Sulle penne ricaricabili il paziente, di volta in volta, deve avere cura di inserire la cartuccia di insulina (che costituisce una sorta di serbatoio) e l’ago nuovo al momento di praticarsi l’iniezione: sono operazioni semplici da apprendere e, in ogni caso, sempre meticolosamente spiegate e illustrate dalle istruzioni accluse.
Solitamente le cartucce sono da 3 ml e, in generale, le penne possono erogare contemporaneamente un massimo di 15 unità. Alcuni modelli più recenti però arrivano sino a 80 U. La dose minima, invece, può essere 0,5  U, 1 o 2 unità. Naturalmente, ciascuno poi dovrà scegliere la soluzione corrispondente alla specifica terapia prescrittagli dal medico.

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