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Attualità

DIAGNOSI CON L’EMOGLOBINA GLICATA

Un test che guarda lontano
La comunità scientifica internazionale ha sancito la validità dell’analisi della glicemia degli ultimi sessanta giorni come metodo per stabilire l’esistenza di diabete o prediabete. Un esame, ormai sempre più utilizzato dai diabetologi, che offre diversi vantaggi

Come abbiamo anticipato nel numero scorso, il Comitato internazionale di esperti nominato dalle massime comunità scientifiche diabetologiche (American diabetes association, European association for the study of diabetes, International diabetes federation) ha indicato nel dosaggio della emoglobina glicata (HbA1c), finora utilizzato soltanto per la valutazione dello stato di controllo metabolico dei pazienti diabetici, un metodo ulteriore, insieme con il semplice dosaggio della glicemia, valido per la diagnosi sia di diabete sia di una condizione di prediabete (Ifg, alterata glicemia a digiuno, o Igt, alterata tolleranza al glucosio). Secondo le conclusioni del Comitato (The International expert committee Report on the Role of the Aic assay in the diagnosis of diabetes. Diabetes Care 2009; 32:1327-1334), subito condivise dalla American diabetes association negli Standards of medical care in diabetes 2010 (Diabetes Care 2010; 33: Suppl 1: S11-S61), si devono considerare normali i valori di HbA1c ≤5,7%, ritenuti equivalenti a una glicemia di 100 mg/dL, mentre i valori compresi fra 5,7 e 6,4 % indicano una condizione di prediabete e corrispondono a valori di glicemia a digiuno compresi fra 101 e 125 mg/dL (Ifg), oppure a valori 2 ore dopo Ogtt (il test da carico orale di glucosio), compresi fra 140 e 199 mg/dL (Igt). Infine, valori di HbA1c ≥6.5% indicano una condizione di diabete.
Il nuovo criterio diagnostico di diabete ha diversi vantaggi. Si tratta infatti di un unico dosaggio che viene a sostituire sia la glicemia a digiuno sia il test di carico orale di glucosio. L’analisi della glicata può essere eseguita in qualsiasi momento della giornata, non richiedendo una condizione di digiuno. E’ certamente meno laborioso e fastidioso di un carico orale ed è maggiormente riproducibile, perché non influenzato dalla possibile variabilità giornaliera della glicemia, né dalla influenza che sulla glicemia possono avere condizioni di stress o indisposizioni intercorrenti.
Non è viceversa attendibile in pazienti che siano affetti da varie forme di anemia, come quella ferrocarenziale o le anemie emolitiche, o da emoglobinopatie che, notoriamente, possono avere un’ampia rappresentazione nella popolazione di alcune regioni. Inoltre, è necessario che la determinazione della HbA1c sia effettuata con un metodo allineato con quello utilizzato nello studio Diabetes control and complication trial(Dcct). (P.B.)

 

Che cos’è e come si fa

L’emoglobina glicata è un esame di laboratorio che si è progressivamente diffuso come analisi fondamentale per il diabete a partire dagli anni Ottanta. Consente di stabilire quale è stato il livello medio della glicemia nell’arco degli ultimi sessanta giorni. E’ importante per stabilire l’andamento nel tempo della glicemia e dell’autocontrollo praticato dal paziente: offre quindi al diabetologo le informazioni necessarie per capire se la terapia prescritta è efficace o se deve essere corretta. Per la gestione quotidiana del diabete, invece, è necessario praticare il classico controllo della glicemia in atto.
Per il test dell’emoglobina glicata è necessario un prelievo diverso da quello si fa per la glicemia: normalmente, infatti, occorre sangue venoso e non capillare (esistono però, centri diabetologici che dispongono di strumenti avanzati che permettono di misurare la glicata anche da sangue capillare, ricavato con una puntura del dito analoga a quella che si utilizza per il giornaliero controllo glicemico).

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