Diabete a fumetti? Perché no

Ogni persona con diabete ha una storia da raccontare. Il sociologo Arthur Frank ha descritto il “cantastorie ferito”, colui che è capace di articolare la propria esperienza di malattia in forma narrativa, dotandosi di una nuova “mappa” per muoversi in essa e per costruire un legame empatico con i suoi lettori.

Come impariamo a raccontare le nostre storie? Leggendo altre storie.
Modelliamo le nostre illness narratives sulla base della cultura che ci circonda, confrontandoci con le metafore e l’immaginario di cui il nostro mondo è costituito.

Viviamo immersi nelle storie, storie che possono assumere forme diverse: racconti, romanzi, film, spettacoli teatrali e anche fumetti. E allora perché non raccontare il diabete attraverso un fumetto?

GraphicMedicine: cosa possono imparare i medici dalle storie

Dopo circa 100 anni di storia, i fumetti hanno raggiunto la dignità di genere letterario, dalle strisce a fumetti siamo arrivati alle graphic novel, veri e propri romanzi che hanno saputo portare ai massimi livelli espressivi e artistici questo linguaggio.

Tuttavia i luoghi comuni non sono stati ancora del tutto scalzati: mentre si afferma sempre di più l’urgenza di utilizzare le storie nell’ambito dell’educazione di medici e curanti, permane il pregiudizio che il fumetto sia un linguaggio infantile e non idoneo a parlare di temi adulti come la relazione di cura o l’esperienza di malattia.

Non la pensano così Ian Williams (alias BadDoctor), MK Czerwiec (alias Comic Nurse) e gli altri autori del sito Graphic Medicine, che rappresenta una sorta di movimento, con il suo manifesto naturalmente a fumetti, con l’organizzazione di congressi sul tema e la creazione di una collana editoriale.

Le origini di Graphic Medicine sono in un articolo comparso sul British Medical Journal nel 2010 (Graphic medicine: use of comics in medical education and patient care) che sottolineava come proprio le caratteristiche di questo linguaggio lo rendano particolarmente efficace per comunicare su temi di salute e di medicina e nell’educazione dei curanti.

L’utilizzo congiunto di immagini e testi, spiega l’articolo, “rende universale l’esperienza di malattia, facilitando una maggiore immedesimazione con i personaggi”. I fumetti sviluppano una maggiore empatia perché ci mettono sotto gli occhi quegli aspetti dell’esperienza che restano fuori dai testi di medicina e che le persone spesso lasciano fuori dal setting clinico.

Inoltre, contribuiscono a sviluppare la capacità di osservazione: “Per leggere con efficacia un fumetto, non ci si può limitare a capire quello che si vede esplicitamente rappresentato e scritto ma anche ciò che è implicito. L’azione si svolge in gran parte anche nello spazio vuoto tra le vignette.

Un fumetto per parlare di diabete

Più frequentemente i fumetti vengono utilizzati come strumento per educare le persone e per sensibilizzare la comunità.  La comunicazione visiva è più immediata e intuitiva di quella verbale e non si lascia frenare da barriere quali la competenza linguistica o l’età. Il fumetto può diventare lo strumento per far emergere domande, rompere il silenzio, sbugiardare i pregiudizi e stimolare la persona malata a diventare “protagonista” della sua personale storia (magari raccontandola a sua volta con un fumetto).

Un esempio di questo tipo è Diabetes and Me: An Essential Guide for Kids and Parents, una graphic novel creata da una insegnante di scienze Kim Chaloner, insieme al marito Nick Bertozzi, noto cartoonist.

Kim fa tesoro della sua esperienza personale con il diabete, che le è stato diagnosticato in adolescenza, per promuovere l’educazione dei ragazzi. Raccontare e dare una nuova forma alle sue esperienze è stata l’occasione per cogliere il valore della condivisione della propria storia con gli altri, che possono aiutare, incoraggiare e costruire legami: “Nei 27 anni dalla mia diagnosi, ha dichiarato in un’intervista, sono stata fortunata a poter disporre di nuove tecnologie (…), ma sono stata ancora più fortunata a trovare modi per poter parlare e condividere l’esperienza con il mio diabete. Spero che sempre più e sempre più precocemente si insegni ai bambini a farlo.”

Per approfondire

Arthur W. Frank, The Wounded Storyteller: Body, Illness, and Ethics, Univ of Chicago Press

Green Michael J, Myers Kimberly R. Graphic medicine: use of comics in medical education and patient care BMJ 2010;

Greenhalgh Trisha, Hurwitz Brian. Why study narrative? BMJ 1999

http://www.graphicmedicine.org/

http://us.macmillan.com/diabetesandme/nickbertozzi

http://comicsworkbook.com/graphic-medicine-expanding-borders/

Francesca Memini