Quando la tecnologia di monitoraggio glicemico aiuta davvero il paziente e non diventa ansiogena?

La tecnologia per il monitoraggio della glicemia, come glucometri (BGM) e sensori (CGM), è un grande aiuto quando permette di conoscere meglio i propri valori e prendere decisioni più consapevoli, senza trasformarsi in una fonte di preoccupazione continua.

Il monitoraggio glicemico funziona al meglio quando: è adatto alla situazione clinica della persona, quando i dati raccolti sono compresi e utilizzati per fare scelte concrete (ad esempio su alimentazione, attività fisica o terapia), quando gli obiettivi sono realistici, e soprattutto quando è accompagnato da un’adeguata educazione terapeutica, cioè da un percorso che aiuti a interpretare correttamente i valori.

Può diventare ansiogena quando:
• si controllano i valori troppo spesso, creando una sorta di “dipendenza dal numero”;
• ci si concentra su ogni piccola variazione, anche quando è normale;
• gli allarmi sono frequenti e vissuti come invasivi;
• non si sa bene come usare i dati per prendere decisioni utili.

Una condizione di stress legata all’uso delle tecnologie, dovuta a sovraccarico informativo, complessità, continua richiesta di attenzione e difficoltà di gestione, è spesso la causa di interruzione nell’uso delle tecnologie e il peggioramento dello stato di accettazione della malattia. Per questo è importante raggiungere l’equilibrio tra benefici clinici della tecnologia e carico psicologico associato al suo utilizzo.